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La spettacolarizzazione del quotidiano: l’ansia del “wow effect”

di Cinzia Cicatelli

Questa cosa della spettacolarizzazione del quotidiano ci sta sfuggendo un po’ di mano… ormai ogni momento della nostra giornata è sottoposto ad un durissimo lavoro di “revisione” per renderlo (più che viverlo) un prodotto super cool da diffondere.

“Trucchiamo” ogni cosa per renderla più bella anche di quello che è effettivamente, le sopravvalutiamo fino allo stremo. Stanchi o saturi della bellezza che ci circonda, adesso la creiamo ogni istante, ma a che prezzo? E con quanta fatica?

Ecco che la tazza del latte con il biscottino se posizionata in un determinato modo, con la luce giusta e una frase emozionale provoca un effetto wow (faccio riferimento ad una iconica scena di Black Mirror, stagione 3 episodio 1, che consiglio a tutti di vedere).

black-mirror-season-3-episode-1-2-0109Ecco che il maglioncino della nonna tanto bistrattato è perfetto per il post vintage che fa tanto tendenza su instagram, ovviamente abbinato ad hashtag #nonnatiamo #regalipreziosi e altri simili ed eventuali.

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No, non voglio fare la morale sulla questione, la fanno già in tanti e nemmeno io sono sicura di poter scagliare la prima pietra. “Vanity is a bitch, babes” e in un modo o nell’altro, prima o dopo, su un social o su un altro tutti ci caschiamo.

La mia riflessione sulla spettacolarizzazione del quotidiano è: quanto stress ed ansia da prestazione ci stiamo buttando gratuitamente addosso ogni singolo giorno?

Cioè rendere ogni momento superfigo è una faticaccia non da poco!

C’è bisogno di tempo (che sottraiamo a cose più importanti), creatività (che potremmo concentrare in altre attività), impegno (e poi non ci alziamo per andare a prendere un bicchiere se stiamo morendo di sete), costanza (mica vogliamo che la volpe aspetti il Piccolo Principe all’infinito?) e studio (una foto da mille like deve rispettare canoni e ultime tendenze, non scherziamo!).

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Quale masochistico meccanismo è alla base di tutto ciò? Cioè i brand lo fanno per incrementare le vendite, le star lo fanno per restare sulla cresta dell’onda, le blogger lo fanno per attirare followers e pubblicità… ma noi? Qualcosa mi sfugge. Perché metterci così a dura prova inconsapevolmente ogni giorno? Perché rischiare il giudizio altrui con questa facilità? Perché preferire l’onnipresenza all’invisibilità (tenendo conto che è quest’ultimo il vero “potere magico”)?

Perché ci hanno convinto che dobbiamo volere e cercare solo il meglio e la spettacolarizzazione del quotidiano è l’unico modo per (sembrare di) averlo.

Il meglio dai rapporti, ok. Il meglio dalla professione, ok. Ma il meglio anche dalla colazione del mattino o della pizza con gli amici? Mah…

Mentre prima ci affannavamo a primeggiare con lavoro, famiglia, bellezza adesso ogni cosa deve essere all’altezza delle aspettative social. Non solo! Bisogna restare anche all’altezza del proprio standard social: se dopo 10 foto da 100 like ne pubblichiamo una da 13 like, cosa succede? Un crollo social(e) da evitare acquistando like su fb o instagram o partecipando ad app di scambio like (altro tempo da trovare ed investire).

Che ansia e che stress.

In un mondo dove tutto è super-wow inizieremo a svalutare le cose/ le persone/ i luoghi davvero wow. È vero che tutto è relativo ma qualcosa un valore intrinseco ce l’ha!
Anzi lo stiamo già facendo senza accorgercene.
La pasta dell’osteria giù casa è eccellente quanto i piatti gourmet di un ristorante di Cracco. Cioè probabilmente non lo è… ma così scriviamo, non è vero?

Ah che confusione… sarà perché ti amo? No! Sarà perché sono social…

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