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Il testamento di Napoli: pietra, carne e musica nella città che ricorda

di Claudia Esposito

Qual è il testamento di Napoli? Napoli è una città complessa, buona e crudele, bella e brutta, lazzarona e signorile. Senza dubbio la sua ricchezza di contrasti l’ha resa un eccellente punto di partenza per artisti, musicisti, scrittori, e   ̶ perché no?   ̶ ʻcomuni mortaliʼ che possono goderne le bellezze. Non si smette mai di creare e di scoprire, in una città come questa, ma a volte persino Napoli si ferma. In questi giorni la città all’ombra del Vesuvio ha voglia di ricordare. Anzitutto un suo figlio eccellente, l’interprete dei mille colori napoletani, il lazzaro felice che ha fatto rivivere il dialetto e la tradizione classica della musica partenopea coniugandoli con l’anima blues, un nero a metà.
pino daniele chitarraÈ difficile spiegare cosa rappresenta per una persona nata, cresciuta e vissuta a Napoli, la morte di Pino Daniele, scomparso il 5 gennaio per un infarto. È un po’ come essere strappati via dall’infanzia, come diventare vecchi all’improvviso, come perdere un pezzo di città che sembra tristemente non avere più qualcuno che possa cantarla degnamente. È una sensazione che il bluesman napoletano avrebbe saputo esprimere meglio di me, anzi l’ha fatto, con Appocundria:

Appocundria me scoppia
ogni minuto mpietto
pecche’ passanno forte
haje scuncecato ‘o lietto
appocundria ‘e chi e’ sazio
e dice ca e’ diuno
appocundria ‘e nisciuno
Appocundria ‘e nisciuno

Non tutti i napoletani sono in grado di scrivere poesie in musica, di cantare la propria città senza retorica, con ironia, passione, amore e rabbia come faceva Pino Daniele, né sanno bene esprimere lo shock e il senso di smarrimento che provoca la notizia della morte di uno che non conoscevi ma era un po’ come uno di famiglia, nemmeno tu sai bene perché. Eppure hanno voluto provarci, i napoletani, in Piazza del Plebiscito, il 6 gennaio. Nessuna festa per la Befana, nessuna scorpacciata felice, ma migliaia di persone riversate per strada in onore di Pinuccio, con candele, striscioni, radioline, anche semplici cellulari da usare come accendini, da agitare a ritmo, mentre tutte le voci si alzavano insieme a cantare Napule è.


Fonte: Videoinformazioni Agenzia

 Doveva durare pochi minuti, il flash mob organizzato sul web dai fan dell’artista: il patto era incontrarsi in piazza, cantare per pochi minuti e poi via, ognuno a casa propria. Non è stato così. L’emozione del ritrovarsi tutti con la stessa sensazione, l’inaspettata fiumana di persone di tutte le età, i cori spontanei che partivano da ogni parte della piazza, i ragazzi con le chitarre sulle statue, la presenza del sindaco Luigi De Magistris, i fidanzatini che si abbracciavano commossi, le lacrime placide di qualcuno, gruppi che come ultras da stadio hanno intonato: “Oleeoleoleoleee! Pino! Pino!”, l’esplosione della folla hanno spinto tutti a restare un po’ di più. Nessuno voleva andar via. Due ore sono passate in un baleno, e anche una volta riusciti ad allontanarsi dalla piazza gremita, i ragazzi hanno continuato a cantare, nei vicoli, lungo Via Toledo, verso i Quartieri Spagnoli. Io ho preso il cellulare, ho avviato le mie canzoni preferite di Pino su Youtube, sono andata via cantando, passando in mezzo alle persone che erano come me, sentivano come me, anche una volta lontane dalla piazza che ci ha uniti.
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Perché Pino Daniele è il testamento di Napoli in musica?

Perché dal dopoguerra ad oggi nessun artista ha saputo come lui interpretare l’animo della città, la sua natura ottimista contro ogni logica, ma anche scocciata e irriverente, arrabbiata, spesso e volentieri; perché Napoli è ‘na carta sporca e nisciuno se ne mporta, perché ‘a sape tutto o munno, ma nun sann a verità, perché a Napoli basta ‘na jurnata ‘e sole per avere voglia di cantare. Perché, a Napoli più che in altri luoghi, ogni scarrafone è bell ‘a mamma soja. E perché ‘na tazzulella ‘e cafè lo sappiamo tutti che ci serve solo a dimenticare che i potenti fanno sulo mbruoglie.

Il testamento di Pino è un invito a riscoprire la propria città. A capire che siamo ricchi, senza rendercene realmente conto. Ricchi di musica, di anima, di arte.
pino-daniele-flash-mobE allora sarebbe bello, con l’insegnamento di Pino fisso in testa, andare ancora una volta alla riscoperta della Napoli dei mille colori, stavolta alla Cappella Sansevero, approfittando di una delle meravigliose visite teatralizzate organizzate dall’associazione culturale NarteA.

Grazie a Il testamento di pietra, questo il nome dell’evento, attraverso la recitazione degli attori, sarà possibile riscoprire la figura del Principe di Sansevero, tra arte, storia, leggenda, alchimia. Data la grande affluenza prevista, la visita del 31 gennaio, una delle numerose in programma, avrà due partenze: una alle 19:00 e una alle 20:00, per consentire a tutti i visitatori di apprezzare a pieno le opere e la rappresentazione teatrale. Nell’osservare capolavori come la Pudicizia, il Disinganno, la Cavea Sotterranea con le Macchine Anatomiche, ma soprattutto il meraviglioso Cristo Velato, una delle più straordinarie sculture di tutti i tempi, si andrà anche alla scoperta della figura del principe Raimondo di Sangro, un uomo che precorreva i tempi, inventore, mecenate, esponente del primo Illuminismo europeo.
cristo velatoIl testamento di Napoli in pietra, lasciato nella stupefacente Cappella Sansevero, ci parla di una riscossa dell’uomo e della ragione, attraverso la quale ̶ citando proprio il Principe di Sansevero   ̶ “l’uomo raggiunge il disinganno e si libera delle false verità”.

Il testamento di Napoli, della sua musica e della sua arte è un invito rivolto a tutti: riscoprire ciò che ci circonda e renderlo nostro, valorizzarlo, amarlo e farlo risorgere ogni giorno, fino a farlo diventare eterno.

Evento: Il testamento di pietra
Quando: 31 gennaio 2015, ore 19:00 e ore 20:00
Dove: Museo Cappella Sansevero, Via Francesco De Sanctis 19/21, Napoli
Ingresso: 15 euro, prenotazione obbligatoria ai numeri 339.7020849 e 334.6227785
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