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Perchè la BLACK MUSIC non è solo JAY-Z

di Bruno Spagnuolo

Della buona, vecchia black music, non ci resta quasi più nulla, se non la forma tremendamente commercializzata, oggi rappresentata dall’hip hop che, sia chiaro, tanto di cappello, è uscito dai confini americani e si è spinto in tutto il mondo, imponendosi con forza, tanto da rappresentare oggi la fetta più grossa dello show business mondiale. Ma la strada era già stata aperta, perché in origine la black music non era soltanto musica, ma era lo strumento di cui si servivano  tanti uomini sottomessi per dar voce alla loro rabbia e per uscire da quella condizione di inferiorità che gli era stata imposta con la forza.

Raccontava storie di vita reali, di chi senza paura si esponeva per difendere i diritti di cui era stato privato, raccontava la storia di chi come tanti, di ritorno dai campi di cotone dell’Alabama, canticchiava vecchi canti tribali per non perdere contatto con le proprie radici e mantenere così in vita la propria identità di uomini, unica cosa di cui non potevano privarli. Una musica grezza, severa nella forma al fine di proteggere l’essenza della fragile rivoluzione che nascondeva ma che dopo aver raschiato sul fondo ha saputo raffinarsi ed arrivare al cuore,  nelle sue forme più espressive del jazz e del soul, passando dalle note sgarbate di John Lee Hooker alla musica elegante e raffinata di John Coltrane. All’epoca, non si raccontava di gangster, di ricchezza  sfrenata e di droga, ma di libertà e fratellanza, perché è questo che contraddistingue la black dagli altri generi: è sofferta, è viscerale, di conseguenza è immortale; è la musica dalle sette vite, delle sette anime.

Ma per capire fino in fondo la forza della black music, non bastano le parole, bisogna chiudere gli occhi e lasciarsi accarezzare dalle note; per questo motivo, ritengo doveroso omaggiare la storia della musica afroamericana ripercorrendola attraverso le note e gli artisti che l’hanno resa grande. Ho selezionato sette tracce, una per ciascun genere che ha caratterizzato la musica black : SWING, SOUL, FUNK,  BLUES,  JAZZ, REGGAE ed R&B: le sette anime della musica afroamericana.

1. IT DON’T MEAN A THING (IF IT AIN’T GOT THAT SWING) di Duke Ellington – La canzone che segnò l’avvento dell’epoca swing, quella musica con un ritmo unico, incalzante, tribale, a dimostrazione dell’attaccamento viscerale alle radici, un ritorno alle origini, ai primi canti polifonici.

2. RESPECT, scritta da Otis Redding ed interpretata da Aretha Franklin – In assoluto il pezzo che più di ogni altro testimonia la nascita di un mito, quale è la grande Aretha che fino al ’67, data di pubblicazione di Respect , non era riuscita ed emergere, anzi sembrava destinata a finire ai margini del mercato discografico.

3. GONNA HAVE A FUNKY GOOD TIME di James Brown – A distanza di qualche anno, possiamo dirlo: c’avevi visto bene James.

4. WHY I SING THE BLUES di B.B.King Il ragazzo del blues” ci spiega le sue ragioni in questo pezzo e lo fa con la sensibilità che lo contraddistingue, forse il primo a conciliare i testi rigidi a delle note delicate.  Il blues insieme agli spiritual ( canti religiosi) ed al ragtime, rappresenta il progenitore della quasi totalità degli stili musicali moderni.

5. ATTICA BLUES di Archie Shepp – In questo brano del 1972 è palesemente evidente l’intreccio di vari stili: dalle chitarre funky, al coro tipicamente soul, il tutto servito in salsa puramente jazz, a dimostrazione della continua ricerca di innovazione e del fervore che caratterizza la black music negli anni 60/70

6. JAMMIN’ di Bob Marley – Dal testo di questa canzone ancora una volta emerge la voglia di lottare degli afroamericani, nello specifico, Bob Marley grazie a canzoni simili, sarà riconosciuto in patria quasi come un leader politico. La sua azione era prevalentemente di lotta contro l’odio politico e razziale.

7. I GOT A WOMAN di Ray Charles – Il brano che lanciò Ray nel panorama musicale mondiale ed uno dei primi brani etichettati ufficialmente come R&B.

In ultimo, volendo essere scrupolosi, è necessario sottolineare anche il ruolo fondamentale che la black music ha giocato nella genesi di quello che probabilmente è stato il più grande fenomeno musicale del ventesimo secolo: il ROCK. Di conseguenza suggerisco come ottava ed ultima traccia,

8. WHOLE LOTTA LOVE dei Led Zeppelin – Per dimostrare, che la musica afroamericana, oltre all’anima possiede anche un corpo.

Perchè la black music… non è solo Jay-z.

spirituals

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