Home AuthorAngelo Capasso La dipendenza che non c’è – La società contemporanea nelle illustrazioni di JEAN JULLIEN

La dipendenza che non c’è – La società contemporanea nelle illustrazioni di JEAN JULLIEN

di Angelo Capasso

Vi è mai capitato di guardarvi intorno in metro e sentirvi come il passeggero raffigurato nella copertina? O appartenete inconsapevolmente all’altra schiera?

C’è in psichiatria una sorta di testo sacro per orientarsi nel poliedrico mondo della malattia mentale e classificare la cosiddetta psicopatologia. Conosciuto come DSM, che è l’acronimo di Diagnostic and Statistical Manual Disorder, è di recente giunto alla sua quinta edizione dopo ben undici anni di dibattiti e ricerche che hanno coinvolto non solo psichiatri e psicologi, ma anche molte altre professionalità della comunità scientifica. Ebbene tra i tanti i cambiamenti introdotti (dall’accumulo patologico allo spettro autistico), vi è stata una più netta distinzione tra dipendenza da sostanze e dipendenze comportamentali,  in cui è stato inserito il “gambling” (gioco d’azzardo). Diversa sorte è toccata alla tanto discussa dipendenza da internet: nonostante si dibatta sui rischi come isolamento, perdita di contatto con la realtà e sentimenti di onnipotenza già da dieci anni (da quando Ivan Goldberg cominciò a parlare di I.A.D, ovvero Internet Addiction Disorder) e oggi abbia assunto forme ben più specifiche (sovraccarico cognitivo, gioco d’azzardo patologico, shopping online compulsivo, pornodipendenza solo per citarne alcune), si è ritenuto che non esistano ancora dati sufficienti per rendere ufficiale tale inserimento, per cui questa diagnosi verrà inserita in appendice, con lo scopo di promuovere studi sull’argomento.

Le rapidissime trasformazioni della nostra società – come l’assunzione di una posizione egemonica di internet e dei social network nella quotidianità o l’evoluzione multimediale delle nuove tecnologie che hanno aperto nuovi scenari per accedere alla cultura e interagire con gli altri – hanno rinnovato l’interesse della ricerca per gli effetti che hanno sul pensiero e sulla vita sociale. Si è visto che chi abusa di internet ha l’area del cervello responsabile di parola, memoria, movimento, emozioni, il 10-20% più piccola del normale, mentre chi ha un numero elevato di amici su Facebook ha più sviluppata la corteccia cerebrale prefrontale, ovvero l’area dove risiedono le capacità di socializzazione. Oppure si è appurato che la risposta ad una notifica crea una senso di gratificazione a causa di un aumento di dopamina, che agirebbe sul sistema nervoso simpatico causando l’accelerazione del battito cardiaco e l’innalzamento della pressione sanguigna, con un effetto molto simile a quello provocato da sostanze come crack, eroina, metamfetamine. Ancora la funzione di interpretazione della realtà, che era un tempo prerogativa del testo orale e scritto, ha oggi passato il testimone a nuovi modi di raccontare che ricorrono prevalentemente all’immagine, al pixel, al segno iconico. Ma non è che staremo un tantino esagerando? Proprio usando il linguaggio delle immagini, una risposta ha provato a darcela Jean Jullien, illustratore francesce che ha disegnato per riviste come il New Yorker, The Guardian, The New York Times.

L’autore della cover e di tutte le illustrazioni dell’articolo attraverso linee e colori ha provato a riassumere con  rappresentazioni ironica, ma nemmeno poi tanto, la vita quotidiana e in particolare le nuove modalità comunicative. Esposta a Londra, presso la Kemistry Gallery, fino al prossimo 23 marzo, Allo? è il nome della mostra di questo artista che, raffigurandoci alle prese con smartphone, tablet e altri prodotti tecnologici, ha evidenziato le idiosincrasie dei comportamenti (a)sociali dell’umanità contemporanea. Mai la tristezza fu più divertente.

 

Una delle maggiori critiche che un sistema di classificazione diagnostica come il DSM ha spesso ricevuto dai suoi detrattori è la tendenza a categorizzare e stigmatizzare come patologico tutto ciò che non rientra in una normalità statistica. Se è vero ciò che ci sta mostrando Jean Jullien nelle sue illustrazioni, forse è per questo che la dipendenza da internet non è stata inserita nel DSM: è già diventata, irrimediabilmente, normale.

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