Home AuthorCinzia Cicatelli Amadeus: l’umano che uccide il divino nel Mozart di Corrado D’Elia
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Amadeus: l’umano che uccide il divino nel Mozart di Corrado D’Elia

by Cinzia Cicatelli

Può un solo attore per quasi 90 minuti e quasi completamente immobile, tenerti in pugno sia il cuore che la mente? La risposta è sì: il suo nome è Corrado D’Elia ed è quello che succede assistendo al suo Amadeus.

Come suggerisce il nome stesso della pièce, si tratta di un monologo interamente dedicato al grande genio Wolfang Amadeus Mozart, ma al contrario di quanto si possa dedurre dal titolo dell’opera, non è Mozart a parlare, ma la sua “nemesi”: Antonio Salieri.

Cavalcando l’intrigante leggenda che vuole Mozart avvelenato dal compositore italiano (all’epoca compositore in capo presso la corte di Vienna), Corrado D’Elia dà voce proprio a quest’ultimo, immergendolo in uno scenario da contrappasso dantesco: Salieri è infatti dannato al silenzio perenne in un luogo buio e angusto con una sola sedia circondata da pareti insonorizzate.

Privato dalla musica, la sua più grande ossessione, Salieri ripercorre dal suo girone infernale le sue umili origini e la sua sfolgorante carriera a suon di sacrifici e di studio, incoronata dal diventare il compositore di corte presso l’Imperatore. Tutto, però, prende una piega inaspettata dopo l’incontro con l’enfant prodige dell’epoca: Mozart, appunto. Nonostante la musica di Mozart non sarebbe stata compresa dall’Imperatore e dall’alta società viennese (perché troppo rivoluzionaria per gli ambienti reazionari dell’epoca) e nonostante la caduta in miseria dello stesso, Salieri inizia ad essere consumato dall’invidia, diventando un vero e proprio stalker (come diremmo oggi) del giovane e brillante compositore e infine il suo assassino.

Proprio come nel suo Otello andato in scena qualche settimana fa al Teatro Leonardo, Corrado D’Elia riprende il tema dell’invidia, questa volta esplorandola e scandagliandola minuziosamente dal primo all’ultimo minuto in tutte le sue sfaccettature: non solo come veleno stillato nell’orecchio degli altri, o come subdola macchinazione ai danni della persona invidiata, ma anche come aperta e ossessiva manifestazione della stessa.

Il regista coglie perfettamente l’essenza di questo abietto sentimento: il tormento e l’ossessione che rendono, paradossalmente, chi invidia il più attento e appassionato “ammiratore” del soggetto invidiato.

Questo è un aspetto particolarmente interessante: il nostro rapporto con chi riteniamo “migliore di noi”, specie se di innegabile talento naturale, tende ad essere tossico, conflittuale, quasi sempre contraddistinto da invidia e gelosia invece che da una pura e semplice ammirazione. Questo rende il Salieri di D’Elia estremamente “umano”, in contrapposizione al “divino” Mozart.

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Amadeus non vuol essere solo un omaggio alla grande musica di Mozart, ma indagare il nostro rapporto personale col genio, quell’impossibilità a comprendere e spesso anche solo a misurarci con chi è tanto diverso da noi.

A metà tra una lectio magistralis e la fiction, Corrado D’Elia (autore, regista e interprete davvero sublime) ci rapisce e ci trasporta nel mondo di Mozart: un viaggio nella storia che intende spiegarci la genialità del compositore austriaco attraverso le sue stesse composizioni, anzi attraverso gli occhi e le orecchie di chi lo ha ucciso, il suo “più grande fan”.

Mozart possedeva una sensibilità innata e una capacità di comprendere l’essenza della musica in modo intuitivo. La sua creatività era un riflesso della sua profonda connessione con il linguaggio universale delle note. Non aveva bisogno di regole o formule complesse per comporre. La sua musica semplicemente fluiva attraverso di lui come se il suo spirito fosse in perfetta armonia con l’universo.

E come spesso è accaduto nella storia con altri grandi personaggi, ecco che il folle gesto diventa quasi un perverso e raccapricciante “atto contro Dio”: perché il mondo non è sempre pronto ad accettare il talento, l’incomprensibile, la divinità in terra. A volte bisogna sopprimere il genio, per sentirci noi quelli più vicini a Dio.

Una delle rappresentazioni più belle a cui ho assistito nel 2023. Chapeau.

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